La lettera del presidente don Virginio Colmegna

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Reciprocità e trasparenza

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Il bilancio che ti appresti a scoprire contiene cifre, tabelle e grafici. Sono gli elementi classici di una pubblicazione come questa e rappresentano il nostro impegno a essere sempre più trasparenti nel rendicontare cosa facciamo, come e grazie a chi. Sono numeri dietro ai quali ci sono gli sguardi, le storie e le idee di decine, centinaia, migliaia di persone. La reciprocità è una di queste idee. Ma non si tratta di una tra tante, è l’idea alla base di tutto il nostro operato.

Nel 2017, abbiamo aiutato 5.556 tra uomini, donne e bambini non perché noi siamo buoni e loro dei poverini. L’abbiamo fatto perché, per promuovere diritti e cittadinanza, è necessario instaurare relazioni, condividere, stare alla stessa mensa, come insegna papa Francesco. È un’esperienza che io stesso provo tante volte. Come mi è capitato di fare con Ryad, una persona senza dimora che, da ormai molti mesi, viene alla Casa della carità a fare la doccia.

È un chiacchierone e ha stabilito un buon rapporto con operatori e volontari. Li aiuta con le altre persone che usufruiscono del servizio, traduce, spiega, intrattiene: è una sorta di mediatore culturale aggiunto, spontaneo, volontario. Mi è capitato spesso di parlare con lui e, anche se a volte fa dei ragionamenti un po’ strampalati, questi nostri dialoghi mi hanno sempre insegnato qualcosa.

Quando parlo di reciprocità mi riferisco a questo tipo di rapporti, a scambi positivi, a relazioni in cui chi viene aiutato non è meramente l’oggetto di una buona azione, ma un soggetto che, con le sue esperienze e le sue istanze, può diventare protagonista.  

È su questo concetto che torniamo spesso nel gruppo delle Reti della carità dove, con realtà di tutto il paese, anche quest’anno ci siano intensamente confrontati sul senso del nostro impegno. Ed è con la convinzione che la reciprocità sia un valore imprescindibile che la Casa della carità è arrivata all’appuntamento con la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione, entrato in carica a gennaio 2018 per i prossimi cinque anni. Si tratta di un passaggio importante, avvenuto in continuità col passato, per affrontare al meglio il futuro.  

Le sfide che ci attendono sono tante, dall’adeguamento della la struttura della Fondazione alla Riforma del Terzo settore all’impegno per rendere sempre più attuale la missione affidataci dal cardinal Martini. Prima di ritirarsi a Gerusalemme, l’allora Arcivescovo ci chiese di accogliere in gratuità, fuori dalla logica delle convenzioni, quelle persone che non trovavano nessun altro luogo che le ospitasse e di lasciarci interrogare da queste esperienze per creare cultura parlando a tutti.

Il servizio docce – Foto: Marco Garofalo

Il primo compito, l’accoglienza, non potremmo portarlo a termine senza i volontari,  i donatori e i tanti enti, come Fondazione Cariplo, che ci sostengono. Nel 2017, i volontari sono stati 100 e i donatori oltre 14mila: a ciascuno di loro va il nostro più sentito grazie. Senza il loro supporto, non potremmo mandare avanti più di metà delle nostre attività, né tantomeno lanciarne di nuove, come La Tillanzia, lo spazio di ospitalità per donne e bambini inaugurato lo scorso settembre.

Il secondo compito assegnatoci dal cardinal Martini, quello culturale, ci ha visti impegnati in una nuova avventura, la campagna Ero straniero – L’umanità che fa bene. È stata una mobilitazione importante, nazionale e plurale, nata dalla volontà di non rassegnarsi a gestire i fenomeni sociali in maniera meramente emergenziale. Al contrario, abbiamo riflettuto e coinvolto sia le organizzazioni della società civile sia la cittadinanza, per provare a trasformare una legge sui flussi migratori datata e dannosa in una nuova normativa capace di produrre coesione per tutti.

Perché, che si tratti di un progetto per migranti, anziani soli, famiglie senza casa, adulti con problemi di salute mentale o minori senza nessuno, il nostro obiettivo è sempre far crescere il tessuto sociale, creare relazioni e promuovere solidarietà.

Quella solidarietà che trovate in questo Bilancio di sostenibilità 2017, che la Fondazione ha scelto di stilare secondo uno standard internazionale e di far certificare da un ente esterno per il secondo anno consecutivo.

È una scelta importante perché non significa solo essere trasparenti, ma valorizzare quell’economia di solidarietà che, per generare sviluppo, parte proprio da quelli che alcuni considerano scarti. Scrivere un Bilancio di sostenibilità, quindi, è per noi un esercizio di coraggio e speranza, ancor di più in questi tempi in cui sembrano prevalere pessimismo e rassegnazione.

 

 

 

don Virginio Colmegna
Presidente Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”

 

PS: La Casa della carità non potrebbe sopravvivere senza il sostegno generoso di tutte le persone che credono in quello che facciamo per i poveri della città di Milano. Persone che con la loro amicizia, giorno dopo giorno, aiutano “i più sprovveduti”, come li definì il Cardinal Martini, a riprendere una vita autonoma. Per questo, mi permetto di invitarti a consultare questo link per diventare amico di questa grande famiglia, attivando una donazione regolare. Il tuo sostegno continuativo darà alle persone accolte la certezza di poter contare su di noi per avviare una vita piena di nuova speranza. Grazie sin d’ora se vorrai diventare Amico di Famiglia della Casa della carità.

Casa della carità

La Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, nata da un’intuizione del cardinale Carlo Maria Martini, dal 2004, ha accolto a Milano migliaia di persone fragili di 95 nazionalità diverse. Attraverso l’Accademia, promuove socialità e cultura partendo dalle storie di quanti incontra ogni giorno. Presidente della Fondazione è don Virginio Colmegna.

Nel 2017, con 4.587.989 di euro, la Fondazione ha aiutato 5.553 persone e promosso 231 iniziative culturali grazie a 14.631 donatori, 100 volontari e 113 lavoratori.

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