Le feste del corso d’italiano

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di Marisa Omini, volontaria responsabile del servizio

Una volontaria e un ospite durante le lezioni di italiano – Foto: Marco Garofalo

Imparare l’italiano è un passo fondamentale per tutti gli ospiti stranieri della Casa della carità. Ma il corso di lingua gestito dai volontari della Fondazione è anche un’occasione per far nascere relazioni e amicizie tra allievi e insegnanti. Questo avviene spontaneamente durante le pause, prima e dopo il corso, ma a volte anche in momenti pensati proprio per far crescere questo tipo di interazioni.

Nel 2017, abbiamo organizzato una prima festa a giugno, prima di salutarci per le vacanze e un’altra alla fine dell’anno. Entrambe hanno visto la gioiosa partecipazione di molti alunni, ma la seconda in particolare è stata un momento davvero riuscito. Abbiamo consegnato gli attestati di frequenza a tutti e abbiamo organizzato una tombolata, cui hanno partecipato anche degli ospiti che non avevamo seguito il corso, ma che son saliti in Biblioteca del confine incuriositi dalla confusione.

Il tutto è andato avanti fino a ben oltre la mezzanotte e, sul finire della serata, le alunne cinesi del corso hanno donato a tutti noi volontari dei quadretti con un ideogramma cinese che significa pace.

Certo, non ci sono solo momenti giocosi. Facendo la volontaria qui da tanti anni, ricordo anche episodi più forti, persone e storie che mi hanno colpito molto. Kalily e Fatima sono due di questi. Con il primo ho fatto tante lezioni individuali, anche tre o quattro volte a settimana e fin da subito mi aveva colpito la sua espressione, che trasmetteva un misto di tristezza e sofferenza. Per correttezza, non gli ho mai chiesto nulla della sua storia, ma ricordo ancora il giorno in cui mi ha detto: “Il tempo che ho passato In Libia è stato un inferno!”. E ha indicato il pezzo mancante del suo orecchio.

Anche Fatima ha raccontato la sua storia una sera, a me e altri volontari del corso. Con qualche stentata parola di italiano, tante in somalo e, soprattutto, mille gesti, è riuscita a farci capire per sommi capi il suo percorso. Ma soprattutto ci ha mostrato quanto la voglia di comunicare sia capace di superare anche la scarsa conoscenza di una lingua. Ecco, penso che quel piccolo ma forte episodio mi abbia dato una grande carica: da allora, ogni volta che io e Fatima studiamo insieme, mi sento ancor più motivata.

Casa della carità

La Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, nata da un’intuizione del cardinale Carlo Maria Martini, dal 2004, ha accolto a Milano migliaia di persone fragili di 95 nazionalità diverse. Attraverso l’Accademia, promuove socialità e cultura partendo dalle storie di quanti incontra ogni giorno. Presidente della Fondazione è don Virginio Colmegna.

Nel 2017, con 4.587.989 di euro, la Fondazione ha aiutato 5.553 persone e promosso 231 iniziative culturali grazie a 14.631 donatori, 100 volontari e 113 lavoratori.

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