La passione di Amadou per la sartoria

L

di Stefano Bianchi, responsabile dell’accoglienza maschile

In ambulatorio – Foto: Marco Garofalo (L’immagine è a titolo esemplificativo e non ritrae un vero controllo medico al fine di rispettare le norme vigenti in materia di privacy e salute).

A pochi giorno dal suo arrivo, il suo passo era già diventato una costante per i corridoi della Casa. Amadou cammina trascinando i piedi, praticamente senza staccarli dal pavimento, in un procedere lento ma costante. Insieme al suo sguardo vacuo, era uno dei segni più evidenti del passato drammatico di questo giovane maliano, arrivato in via Brambilla come ospite del cosiddetto SPRAR DM, il Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati – Disagio Mentale.

Abusi e torture in patria e durante il viaggio verso l’Europa l’avevano fortemente compromesso dal punto di vista fisico e psichico. Chiuso, isolato, senza più fiducia negli altri e in sé stesso, ha trascorso i primi mesi alla Casa della carità in modo molto apatico, mentre noi cercavamo di conoscerlo meglio e di seguire la sua domanda di protezione internazionale. Poi, un giorno, durante quelle chiacchiere di routine che, solo in apparenza, paiono banali e di poca importanza, Amadou ci ha accennato della sua passione per la sartoria. Era quello il suo lavoro in Mali, ci ha spiegato.

Così, abbiamo deciso di provare. Ne abbiamo parlato con i colleghi e, con una macchina da cucire tutta per lui, l’abbiamo inserito nei laboratori di arteterapia nei quali venivano realizzate magliette e borse. E i risultati sono stati strabilianti. Il lavoro lo sapeva fare, eccome: nel giro di qualche giorno, Amadou ha iniziato a produrre borse e zaini in autonomia.

Più lavorava e più ritrovava il sorriso, simbolo di una ritrovata fiducia in sé stesso. Era proprio felice quando ha spedito per messaggio ai parenti le foto delle sue creazioni, ricevendo in cambio apprezzamenti e incoraggiamenti. Sono serviti anche quelli, credo, perché alcuni mesi dopo, Amadou ha compiuto un salto ulteriore, quello verso il mondo del lavoro. Vista, infatti, la qualità del suo lavoro e giunta nel frattempo la risposta positiva alla domanda di protezione internazionale, ha ottenuto una borsa lavoro. Non si tratta ancora di un contratto, certo, ma è un primo passo nel mondo del lavoro che tutta la Casa ha salutato con grande gioia. 

Casa della carità

La Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, nata da un’intuizione del cardinale Carlo Maria Martini, dal 2004, ha accolto a Milano migliaia di persone fragili di 95 nazionalità diverse. Attraverso l’Accademia, promuove socialità e cultura partendo dalle storie di quanti incontra ogni giorno. Presidente della Fondazione è don Virginio Colmegna.

Nel 2017, con 4.587.989 di euro, la Fondazione ha aiutato 5.553 persone e promosso 231 iniziative culturali grazie a 14.631 donatori, 100 volontari e 113 lavoratori.

Resta in contatto

Visita il sito della Casa della carità, consulta la pagina Contatti oppure seguici sui social.