Accoglienza

Accoglienza:
relazione e cura per l’inclusione

Le porte della Casa della carità sono sempre aperte: per accogliere le persone in difficoltà, ma anche per uscire per le strade di Milano, andando verso chi ha bisogno.

Attività ospitalità residenziale Attività diurne Attività sul territorio

Nel 2018, con le sue attività sociali, la Casa della carità ha aiutato complessivamente 4.609 persone: 3.017 uomini, 1.225 donne e 367 minori. Sono anziani, mamme con bambini, persone senza dimora, migranti, rifugiati, famiglie senza casa, persone con problemi di salute mentale e abitanti delle periferie. Sono persone fragili, escluse, sole, che hanno storie difficili e che devono affrontare più problemi allo stesso tempo. Sono persone che faticano a trovare sostegno in strutture d’altro tipo e che, invece, alla Casa della carità hanno trovato un luogo accogliente e famigliare, che ascolta i loro bisogni.

Per la Casa della carità, le persone in difficoltà non sono destinatari di buone azioni, ma protagonisti con cui creare relazioni e condivisione. L’obiettivo degli interventi sociali della Fondazione è accompagnare le persone con cui lavora verso diritti, autonomia e cittadinanza, partendo dai loro bisogni e dalle loro risorse.  Per questo gli operatori mettono in campo competenze educative, sociali, mediche e psichiatriche, giuridiche e relazionali. Alle persone che ospita la Casa propone progetti personalizzati e flessibili, senza mai sostituirsi a loro, ma tenendo conto della storia e del vissuto di ognuno.

Un’anziana del quartiere con un’operatrice della Fondazione – Foto: Marco Garofalo

Nel corso dell’anno, la Casa della carità ha ospitato 677 persone, per un totale di 169.959 giorni di ospitalità; ha garantito 59.857 pasti, 8.730 docce e 2.753 visite mediche e psichiatriche; ha fatto colloqui con 1.466 persone al centro d’ascolto e con 713 allo sportello legale; ha seguito 914 persone nelle periferie di Milano e 42 anziani del quartiere per oltre 100 giornate.

Le attività sociali della Casa della carità si svolgono sul tutto il territorio della città di Milano. Nella sua sede di via Francesco Brambilla 10, tra i quartieri Crescenzago e Adriano, alla periferia orientale del capoluogo lombardo, si tengono gran parte delle attività di ospitalità residenziale e diurne. Altri interventi coinvolgono il resto del territorio della città metropolitana, in contesti marginali e complessi, dove sono attive strutture di ospitalità e sono avviati progetti in collaborazione con le istituzioni, con altri enti del terzo settore e con alcune realtà della società civile.

[Le modalità di calcolo del dato relativo alle persone aiutate dalla Fondazione (4.609) sono state riviste durante il lavoro di preparazione di questa edizione del Bilancio di sostenibilità. Pertanto, il dato non è stato messo a confronto con quelli degli anni precedenti perché non comparabili.]

Le attività di ospitalità residenziale

L’ospitalità residenziale rappresenta la parte più rilevante delle attività sociali della Casa della carità. Si svolge nella sede di via Brambilla, che conta 126 posti, in una rete di 56 appartamenti gestiti dalla Fondazione e in altri spazi di ospitalità promossi e gestiti sul territorio cittadino.

Tra le iniziative della Casa della carità ci sono alcuni interventi specifici pensati per l’ospitalità di mamme con bambini, di famiglie in situazioni di disagio abitativo, di famiglie rom in difficoltà, di giovani migranti minorenni soli o neomaggiorenni. Un’attenzione particolare, infine, è riservata alle persone con problemi di salute mentale per le quali la Fondazione ha avviato, insieme alle istituzioni, progetti per promuovere degli standard di cura adeguati e un’offerta di servizi integrata.

Complessivamente, nel 2018 le attività di ospitalità residenziale della Casa della carità hanno coinvolto 677 persone in difficoltà, per un totale di 169.959 giorni di ospitalità offerti.

Indicatori

Per le attività di ospitalità residenziale che vengono svolte all’interno della sede della Casa della carità, e che quindi rappresentano la parte più costante e strutturale del suo ampio lavoro sociale, la Fondazione ha individuato degli specifici indicatori di performance. Sono stati creati grazie a un lavoro di gruppo che ha coinvolto professionalità diverse, interne ed esterne alla Casa della carità, e sono stati calcolati a partire dal Bilancio di sostenibilità 2014. Sono dei valori qualitativi che vanno ad affiancarsi ai dati quantitativi relativi a ciascuna attività, già presenti in ogni precedente edizione del Bilancio sociale, rappresentando un ulteriore elemento di analisi dell’operato della Fondazione e un’importante occasione di confronto del suo evolversi anno per anno. Gli indicatori individuati sono stati chiamati Tasso di turn over e Indice di stanzialità.

Il Tasso di turn over (TO) viene calcolato dividendo la somma delle persone entrate e uscite dall’ospitalità nel corso dell’anno per il numero totale delle persone ospitate nel corso del medesimo anno.

TO = (ospiti entrati + ospiti usciti) / ospiti

Questo indicatore misura il “ricambio” delle persone che vengono ospitate in ciascuna delle diverse attività: maggiore è il valore TO e maggiore è il numero di persone che, nel corso dell’anno, sono uscite dai percorsi di ospitalità lasciando che altre persone in difficoltà prendessero il loro posto. Le persone in difficoltà ospitate dalla Casa della carità possono concludere la loro permanenza in via Brambilla in diversi modi, positivi o negativi, a seconda di come procedono i loro percorsi di autonomia e cittadinanza: affittando una casa (e, in alcuni casi, acquistandola), spostandosi in uno degli appartamenti gestiti dalla Fondazione, oppure andando in un’altra struttura di accoglienza più adatta alle esigenze della persona.

L’Indice di stanzialità (IS) si calcola considerando tutte le persone ospitate nel corso di un anno (cioè sia quelle presenti al 31 dicembre, sia quelle uscite dall’ospitalità prima di quella data) ed è il rapporto tra il numero totale delle persone ospitate per più di un anno e il numero totale di persone ospitate per meno di un anno.

IS = [(o. dimessi al 31.12 con permanenza > 1 anno) + (o. presenti al 31.12 da > 1 anno)] / [(o. dimessi 2017 con permanenza < 1 anno) + (o. presenti al 31.12 da < 1 anno)]

Questo indicatore, a differenza del precedente, non misura solo quanto fatto nell’anno preso in esame, ma anche nei precedenti: infatti, maggiore è il valore IS e maggiore è la durata dell’ospitalità media all’interno di una specificità attività.

A questi due indicatori ne va aggiunto un terzo, quello relativo ai giorni di ospitalità. Ogni giorno trascorso da una persona all’interno dei progetti di ospitalità residenziale della Fondazione ha valore uno. È un indicatore quantitativo che va a completare i dati relativi ai posti a disposizione e al numero di persone ospitate di ciascuna attività, rivelando così il livello di impegno della stessa attività nel corso dell’anno. Laddove disponibili, i valori relativi ai tre indicatori si trovano nel paragrafo dedicato a ciascuna attività di ospitalità residenziale.

In mensa – Foto: Marco Garofalo

Ospitalità gratuita

Sede: Casa della carità, via Francesco Brambilla, 10
Inizio del servizio: 2004 | Posti: 59 (41 per uomini e 18 per donne) | Persone ospitate nel 2018: 88 (55 uomini e 33 donne) | 
Nuove ospitalità: 28 | Dimissioni: 39 | Convenzioni: nessuna

La Casa della carità ospita uomini e donne in difficoltà in forma gratuita, vale a dire senza convenzioni con le istituzioni, ma solamente grazie ai contributi di enti privati e alle donazioni dei cittadini. Questa modalità consente di affrontare in modo più flessibile ed efficace la complessità dei problemi degli ospiti. Le persone sono seguite con progetti personalizzati di accompagnamento all’autonomia da un’equipe allargata formata dagli operatori che lavorano a stretto contatto con gli ospiti, ma anche da medici, psichiatri, assistenti sociali ed esperti di orientamento al lavoro che forniscono il loro supporto quando necessario.

La salute mentale delle persone straniere nella città di Milano

Nel 2016 e nel 2017, la Casa della carità ha ricevuto dal Ministero dell’Interno un contributo per un progetto sperimentale dedicato all’ospitalità di cittadini stranieri, in larga parte richiedenti asilo, che non riescono a trovare una collocazione all’interno del tradizionale sistema di accoglienza a causa dei sintomi e della patologia psichiatrica che hanno sviluppato.

Nel 2018, ad anno inoltrato e progetto già in corso, il Ministero dell’Interno non ha confermato il finanziamento degli anni precedenti, ma la Fondazione ha comunque scelto di proseguire le ospitalità in corso, continuando a farsi carico di persone multiproblematiche, con fragilità fisiche o psichiche, traumi legati all’esperienza migratoria, difficoltà a ottenere i documenti. Il progetto è stato quindi svolto in maniera gratuita, solamente grazie ai contributi di enti privati e alle donazioni dei cittadini.

Tabella 7 - Indicatori di performance Ospitalità gratuita

 201820172016
Tasso turnover0,760,830,71
Indice di stanzialità1,691,081,38
Giorni di ospitalità20.93121.47618.196

Ospitalità persone vulnerabili

Sede: Casa della carità, via Francesco Brambilla, 10
Inizio del servizio: 2013 | Posti: 14 | Persone ospitate nel 2018: 18 (15 uomini e 3 donne) | 
Nuove ospitalità: 3 | Dimissioni: 7 | Convenzioni: Comune di Milano ATI: Cooperativa Comunità Progetto Onlus, Cooperativa Farsi Prossimo Onlus

La Casa della carità attua un progetto di accoglienza specifico per cittadini vulnerabili realizzato in convenzione con il Comune di Milano. Si tratta di soggetti con malattie organiche, disabilità fisiche o patologie psichiatriche molto complesse. Il progetto, nato nel 2013 per richiedenti asilo e rifugiati, nel 2018 è stato allargato a tutti i cittadini che vivono in queste condizioni.

Il lavoro con queste persone mira a realizzare interventi sanitari e di cura, ma anche, per i cittadini stranieri, al riconoscimento dei diritti di cittadinanza attraverso la regolarizzazione dei documenti. Laddove possibile, si agisce anche sul piano formativo e di inserimento lavorativo.

Per favorire un sistema integrato di interventi a favore di questi soggetti particolarmente fragili, la Casa della carità lavora in rete con altri soggetti pubblici o del privato sociale come il Centro di consultazione etnopsichiatrica dell’ospedale Niguarda Ca’ Granda, la Questura di Milano e il Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università degli Studi di Milano. Per portare avanti il progetto la Fondazione ha costituito un’Associazione Temporanea di Impresa con Cooperativa Comunità Progetto Onlus e Cooperativa Farsi Prossimo Onlus, anch’esse impegnate in questo tipo di ospitalità.

Tabella 8 - Indicatori di performance Ospitalità persone vulnerabili

 201820172016
Tasso turnover0,550,850,57
Indice di stanzialità20,661,83
Giorni di ospitalità4.3293.9384.648

Ospitalità Sprar dm

Sede: Casa della carità, via Francesco Brambilla, 10
Inizio del servizio: 2014 | Posti: 8 (6 per uomini e 2 per donne) | Persone ospitate nel 2018: 9 (7 uomini e 2 donne) | 
Nuove ospitalità: 2 | Dimissioni: 3 | Convenzioni: Comune di Milano(Servizio centrale SPRAR)

La Casa della carità realizza un progetto di accoglienza rivolto a rifugiati e richiedenti asilo con problemi di salute mentale. L’iniziativa è promossa dal Comune di Milano nell’ambito dello SPRAR (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati) del Ministero dell’Interno. Le persone ospitate provengono da altri centri non specializzati o da ricoveri in strutture ospedaliere. Vengono seguite sul piano sanitario e del riconoscimento dei diritti di cittadinanza. Gli operatori del progetto, tra cui medici, psichiatri e avvocati, lavorano in collaborazione con il Centro di consultazione etnopsichiatrica dell’ospedale Niguarda Ca’ Granda.

Tabella 9 - Indicatori di performance Ospitalità Sprar dm

 201820172016
Tasso turnover0,550,750,66
Indice di stanzialità3,510,5
Giorni di ospitalità2.4832.2492.743

La Tillanzia

(NGO 08) (G4-PR3)

Sede: Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue, Cimiano, Milano
Inizio del servizio: 2017 | Posti: 40 | Persone ospitate nel 2018: 39 (21 donne e 18 minori)
Convenzioni: Residenzialità sociale temporanea – Comune di Milano,  Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) – Comune di Milano (Ente capofila Consorzio Farsi Prossimo), Accreditamento dell’Unità di offerta sperimentale comunità genitore-bambino – Comune di Milano.

Inaugurata nel 2017, la Tillanzia ha visto nel 2018 le sue attività entrare a pieno regime. La comunità, nata grazie alla collaborazione con la Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue, accoglie donne in condizione di precarietà socio-economica rimaste senza casa o provenienti da altre comunità o centri di accoglienza e che hanno con sé uno o più figli minori.

Una mamma col suo bambino in una delle stanze della Tillanzia – Foto: Marco Garofalo

La Tillanzia ha sede nel quartiere di Cimiano, alla periferia nord-est di Milano ed è inserita all’interno di un’ampia struttura che ospita anche gli istituti scolastici gestiti dalle Suore del Preziosissimo Sangue. La comunità è collocata in un’ala di uno degli edifici, da tempo non utilizzata e ristrutturata proprio per realizzare il progetto di accoglienza. Al suo interno vi sono sia posti di ospitalità gratuita sia posti convenzionati per persone con bisogni specifici, come quelle accolte all’interno dello SPRAR, il Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati.

Nel 2018, le attività della Tillanzia sono state sostenute da Fondazione Vodafone Italia.

Tabella 10 - Indicatori di performance La Tillanzia

 20182017
Tasso di turnover1,21-
Giorni di ospitalità4.920-
Indice di stanzialità0-

Gli indicatori sono stati calcolati solo per il 2018 perché la comunità è stata inaugurata nel 2017. Il progetto è dotato di una Carta dei servizi, in quanto il Comune di Milano lo ha inserito nelle unità d’offerta sperimentali regionali per l’accoglienza genitore-bambino. Si tratta di uno strumento del quale, per lo stesso motivo, sono provviste anche Casa Francesco e Casa Nido.

Casa Francesco

(NGO 08) (G4-PR3)

Sede: via Ucelli di Nemi
Inizio del servizio: 2015 | Posti: 7 | Persone ospitate nel 2018: 10  | 
Nuove ospitalità: 4 | Dimissioni: 5 | Convenzioni: Comune di Milano (progetto Emergenze sostenibili) | Partner: Fondazione Banca Popolare di Lodi e Amici di Francesco ONLUS 

La Casa della carità si fa carico del fenomeno dei minori stranieri che arrivano da soli in Italia (cosiddetti “non accompagnati”) ospitandoli all’interno di un progetto sperimentale di ospitalità, Casa Francesco. Gli spazi di questo progetto consistono in due appartamenti dove i giovani ospiti sono seguiti 24 ore su 24. I ragazzi arrivano su segnalazione del Pronto intervento minori del Comune di Milano.

Due i percorsi di lavoro sociale: il primo è dedicato ai giovani appena arrivati in Italia e prevede regolarizzazione dei documenti, iscrizione a scuola e corsi di italiano. Il secondo riguarda i minori arrivati dopo essere stati già ospiti di altri centri in Italia. Loro vengono seguiti nella realizzazione di alcune forme di autonomia, tra cui la ricerca di un lavoro.

In entrambi i casi, gli operatori lavorano per far sì che i giovani ospiti possano sviluppare una rete sociale sul territorio, promuovendo attività ricreative e sportive esterne alla comunità e momenti di incontro e conoscenza con il resto della collettività. L’obiettivo è far nascere relazioni che possano aiutare gli ospiti a conquistare autonomia e cittadinanza.

Tabella 11 - Indicatori di performance Casa Francesco

 201820172016
Tasso di turnover0,90,85-
Indice di stanzialità11,5-
Giorni di ospitalità2.0182.4732.003

Tre giovani, una volta diventati maggiorenni, hanno continuato la loro ospitalità in appartamento pur non percependo la Fondazione più contributi da parte del Comune. I giorni di ospitalità sono diminuiti rispetto al 2017 per due fattori: l’ospitalità di casi più complessi e i tempi di attesa tra la fine di un’ospitalità e l’inizio della successiva.

Il progetto è dotato di una Carta dei servizi, in quanto il Comune di Milano lo ha inserito nelle unità d’offerta sperimentali regionali. Si tratta di uno strumento del quale, per lo stesso motivo, sono provviste anche La Tillanzia e Casa Nido.

Ospitalità in residenzialità sociale temporanea

A partire dal 2015, la Casa della carità è uno degli enti gestori dei posti letto inseriti all’interno del servizio di Residenzialità Sociale Temporanea del Comune di Milano. La Fondazione ha inserito oltre 30 posti in diversi suoi spazi di accoglienza all’interno del sistema di accreditamento: vengono utilizzati quando viene fatta richiesta dal Comune e, in accordo con i servizi competenti, viene deciso se la persona proposta è adatta per essere ospitata in quel contesto, con un progetto di accompagnamento sociale. Nel 2018, secondo queste modalità, sono state ospitate 49 persone negli spazi  dell’ospitalità maschile, di Casa Nido, della comunità So-Stare, della Tillanzia, e degli appartamenti di housing sociale della Fondazione.

Un’ospite della Casa della carità nella sua stanza – Foto: Marco Garofalo

Housing sociale

Sede: 56 appartamenti su tutto il territorio di Milano
Convenzioni e progetti: Residenzialità sociale temporanea – Comune di Milano; FareCentro, in collaborazione con iBVA; Condominio solidale, in ATS con Consorzio SIR; Fra NOI, in ATS con Consorzio Farsi Prossimo.

La Casa della carità gestisce 56 alloggi nella città di Milano, che compongono la sua rete di housing sociale. L’ospitalità negli appartamenti è transitoria ed è finalizzata a una successiva e completa autonomia.

Le abitazioni sono immobili di proprietà della Casa (2), presi in affitto (2), concessi in comodato d’uso gratuito (2), oppure assegnati dal Comune di Milano dopo essere stati confiscati alla criminalità organizzata (7). Un appartamento è stato dato in gestione alla Fondazione dal Comune di Pioltello, dove la Fondazione aveva lavorato in passato con un gruppo di famiglie rom in difficoltà. Nove appartamenti fanno parte del progetto Abitare solidale realizzato con l’Istituto Beata Vergine Addolorata (iBVA) di Milano e 15 sono di proprietà Aler. La Casa della carità, inoltre, gestisce 18 appartamenti di proprietà della Città Metropolitana di Milano in uno stabile del quartiere di Ponte Lambro, 16 dei quali rientrano all’interno del progetto Condominio solidale, di cui è capofila Consorzio SIR. Nel 2018, quindici delle sedici occupazioni a scopo abitativo sono state regolarizzate, come previsto dall’obiettivo del progetto.

Anche nel 2018, alcuni degli appartamenti sono stati utilizzati per progetti di ospitalità in residenzialità sociale temporanea, in convenzione col Comune di Milano. Nel corso dell’anno, inoltre, negli appartamenti della Fondazione sono stati due accolti due rifugiati nell’ambito del progetto FAMIFra Noi – Rete nazionale di accoglienza diffusa per un’autonomia possibile”, che offre percorsi di inserimento socio economico a persone in precedenza ospitate nel circuito di accoglienza SPRAR.

Tabella 12 - Housing sociale

 201820172016
Appartamenti565651
Persone ospitate206205165
Giorni di ospitalità64.31663.05757.322

Il dato relativo ai giorni di ospitalità è cresciuto principalmente perché è stato utilizzato per la prima volta un appartamento che la Fondazione aveva acquisito lo scorso anno.

L’accoglienza alla parrocchia di Bruzzano, nel 2016 – Foto: Marco Garofalo

Tra le esperienze di ospitalità fatte negli appartamenti della Fondazione, due si sono rivelate particolarmente significative nel corso del 2018. La prima è nata a Bruzzano, il quartiere di Milano dove la Fondazione ha realizzato nel 2015 e nel 2016 dei progetti di ospitalità gratuita e temporanea dei profughi insieme alla parrocchia della Beata Vergine Assunta. Qui i parrocchiani hanno seguito e accolto una famiglia pakistana con un figlio disabile che era arrivata in Italia nell’estate del 2016. Da allora, il nucleo di tre persone è alloggiato in un appartamento preso in affitto e seguito sia dai volontari della parrocchia sia dagli operatori della Casa della carità, in maniera completamente gratuita.

La seconda esperienza  riguarda il progetto Ospitiamoci che la Casa della carità ha lanciato insieme all’Azione Cattolica Ambrosiana, per coinvolgere i soci dell’organizzazione in un’accoglienza diffusa, gratuita e personalizzata delle persone in difficoltà seguite dalla Fondazione. La partnership si è concretizzata alla parrocchia di San Giorgio al Palazzo a Milano, che ha messo a disposizione un appartamento dove sono ospitate persone che, dopo un periodo alla Casa della carità, hanno ancora bisogno di una soluzione abitativa temporanea e di un accompagnamento sociale. Nel 2018 le persone accolte sono state 5.

Comunità so-stare

Sede: Casa della carità, via Francesco Brambilla 10
Inizio del servizio: 2005 | Posti: 10 | Persone ospitate nel 2018: 10 (6 uomini e 4 donne) |
Nuove ospitalità: 4 | Dimissioni: 5 | Persone seguite sul territorio (So-stare diffuso): 11 | Convenzioni: Residenzialità sociale temporanea – Comune di Milano (1 posto)

La Casa della carità ospita So-stare, una comunità sperimentale di residenzialità leggera. In essa vengono accolte persone che hanno bisogno di accudimento fisico, cura mentale, aiuto all’inclusione sociale e accompagnamento ai servizi pubblici del territorio, con una particolare attenzione alla salute mentale. La comunità è gestita come una vera e propria casa dove, in un ambiente familiare, gli ospiti contribuiscono alle attività quotidiane sotto la supervisione degli operatori e con il sostegno dei volontari. Successivo al periodo in comunità è il progetto chiamato So-stare diffuso. Gli ospiti che hanno lasciato So-stare continuano a essere seguiti con colloqui, visite domiciliari, accompagnamenti medici, legali e burocratici.

Tabella 13 - Indicatori di performance Comunità so-stare

 201820172016
Tasso di turnover0,901,000,76
Indice di stanzialità0,670,871,60
Giorni di ospitalità2.2162.5402.666

Rispetto al 2017, il dato relativo alle giornate di ospitalità è diminuito: la comunità ha accolto meno ospiti, ma ha dovuto far fronte a casi più complessi, tra cui persone con gravi patologie. Per contro sono cresciute le persone seguite sul territorio, passate da 9 a 11.  

Operatori e volontari preparano il pranzo nella cucina di So-stare – Foto: Marco Garofalo

Casa Nido

(NGO 08 | 417-2) (G4-PR3 | G4-PR4)

Sede: Casa della carità, via Francesco Brambilla 10
Inizio del servizio: 2006 | Posti: 5 | Persone ospitate nel 2018: 11 (1 uomo, 3 donne, 7 minori)  | 
Nuove ospitalità: 5 | Dimissioni: 5 | Convenzioni: Comune di Milano |Nuclei famigliari seguiti sul territorio: 3

La Casa della carità mette a disposizione due mini appartamenti per il progetto Casa Nido, che ospita nuclei di mamme con bambini in condizione di precarietà socio-economica o provenienti da comunità e centri di accoglienza. Gli alloggi offrono un contesto abitativo di tipo famigliare dove gli operatori aiutano le mamme a sviluppare proprie risorse e capacità professionali con un affiancamento educativo e un sostegno alla genitorialità. I nuclei famigliari vengono seguiti anche dopo l’uscita dal progetto.

Il progetto è in larga parte convenzionato con il Comune di Milano ed è accreditato come appartamenti per l’autonomia con la Regione Lombardia. Secondo quanto richiesto dalla Regione, Casa Nido si è dotata di una Carta di servizi. Si tratta di uno strumento del quale, per lo stesso motivo, sono provviste anche La Tillanzia e Casa Francesco. Casa Nido, inoltre, sempre grazie all’accreditamento con la Regione, misura il grado di benessere delle persone accolte attraverso un apposito questionario. Il questionario è il GHQ – General Health Questionnaire e viene somministrato all’ingresso e all’uscita dell’ospitalità.

Tabella 14 - Indicatori di performance Casa Nido

 201820172016
Tasso di turnover0,910,121,20
Indice di stanzialità0,83-0,17
Giorni di ospitalità2.1692.8042.245

I giorni di ospitalità sono inferiori rispetto agli anni precedenti perché nel 2018 Casa Nido ha dovuto rivedere la capienza dei mini appartamenti in seguito a nuove indicazioni ricevute dalle istituzioni. Anche la crescita del turnover rispetto all’anno precedente ha influito su questo dato, a causa dei fisiologici tempi di attesa tra dimissioni e nuove ospitalità.

Centro di accoglienza temporaneo

Sede: Centro di accoglienza temporaneo, via Sacile
Inizio del servizio: 2014 | Posti: 150 | Persone ospitate nel 2018: 211  | 
Nuove ospitalità: 77 | Dimissioni: 120| Convenzioni: Comune di Milano, ATI con Fondazione Somaschi

La Casa della carità gestisce il Centro di accoglienza temporaneo (Cat) del Comune di Milano in via Sacile. Qui vengono accolte famiglie rimaste senza casa a seguito di tentativi di occupazioni o perché sgomberate da insediamenti irregolari. Il centro è pensato per evitare che le famiglie in emergenza abitativa vengano divise, proponendo loro progetti di ospitalità differenti per gli uomini e le donne con i bambini, come avveniva in passato.  Le famiglie vengono ospitate temporaneamente per realizzare progetti di reinserimento sociale e autonomia abitativa. Il passo successivo è l’ospitalità al Centro di Autonomia Abitativa (Caa).

Tabella 15 - Centro di Accoglienza Temporanea

 201820172016
Persone ospitate211267194
Uomini405845
Donne607855
Minori11113193
Nuclei famigliari697351

A partire dal mese di ottobre 2017, la capienza del centro è passata da 180 a 150 posti e il nome del centro stesso è stato cambiato, abbandonando il precedente Centro di emergenza sociale (Ces). Per questo motivo, i dati relativi alle persone ospitate e ai giorni di ospitalità nel 2018 sono inferiori a quelli dell’anno precedente.

Operatori a colloquio con un ospite – Foto: Marco Garofalo

Centro di autonomia abitativa

Sede: Casa della carità, via Francesco Brambilla 10
Inizio del servizio: 2015 | Posti: 80 (in 17 unità abitative) | Persone ospitate nel 2018: 75  | 
Nuove ospitalità: 9 | Dimissioni: 34 | Convenzioni: Comune di Milano, ATI conCeAS – Centro Ambrosiano di Solidarietà

La Casa della Carità, ospita all’interno della propria sede un Centro di Autonomia Abitativa (Caa). Il Centro è convenzionato con il Comune di Milano attraverso un’Associazione Temporanea di Impresa (ATI) composta dalla Fondazione e dal Centro Ambrosiano di Solidarietà (CeAS).

Il Centro di autonomia abitativa accoglie nuclei famigliari in condizione di emergenza abitativa e povertà economica. Il lavoro sociale prevede la realizzazione di progetti finalizzati all’autonomia e all’acquisizione dei diritti di cittadinanza. Viene posta particolare attenzione alla scolarizzazione dei minori, all’accesso ai servizi sanitari pubblici e alla ricerca lavorativa e abitativa.

L’equipe del Centro di autonomia abitativa collabora con quella del Centro di accoglienza temporanea: le famiglie che hanno trovato un lavoro durante l’accoglienza al Cat possono essere accolte al Caa per completare il loro percorso di autonomia, cercando una soluzione abitativa stabile.

Il Centro comprende alcune strutture prefabbricate situate in via Brambilla, all’interno della Casa della carità, e in via Marotta all’interno del CeAS. Nel Caa sono disponibili fino a 30 posti presso la Casa della carità e fino a 50 posti presso il  CeAS, all’interno di moduli abitativi prefabbricati di proprietà della Fondazione.

Tabella 17 - Centro di Autonomia Abitativa

 201820172016
Persone ospitate757495
Uomini201923
Donne171924
Bambini383648
Nuclei famigliari181721

I dati relativi al Centro di autonomia abitativa si sono sostanzialmente confermati rispetto all’anno precedente.

Tabella 18 - Indicatori di performance Centro di Autonomia Abitativa

 201820172016
Tasso di turnover0,93--
Indice di stanzialità1,04--
Giorni di ospitalità44.82157.03060.330
FOCUS: L’accoglienza delle fasce più deboli della popolazione rom

La Casa della carità, fin dalla sua apertura nel 2004, ha lavorato nelle favelas della città di Milano. Grazie alla presenza in questi luoghi, si è impegnata in percorsi di accompagnamento e autonomia delle fasce più deboli della popolazione rom. Nel corso della sua storia, la Fondazione ha ospitato famiglie sgomberate da insediamenti informali, ha promosso progetti specifici per donne e minori, ha aperto dei presidi sociali nei campi regolari e ha seguito la chiusura del campo comunale di via Triboniano, a Milano. Oggi, lavora con numerose famiglie rom ospitate all’interno del Cento di autonomia abitativa e nel Centro di accoglienza temporanea.

Accanto a questo intervento sociale quotidiano, la Casa della carità ha promosso anche iniziative culturali e politiche sul tema, come la prima indagine quantitativa nazionale sulla condizione di rom e sinti in Italia, presentata nel giugno 2012.

Un insediamento irregolare ai margini di Milano – Foto: Donatella De Vito

In questo ambito, nel 2018, la Fondazione ha lavorato per il progetto “Interventi pilota per la creazione di tavoli e network di stakeholder coinvolti a diverso titolo con le comunità Rom Sinti e Caminanti, al fine di favorire la partecipazione dei Rom alla vita sociale, politica, economica e civica”. Il progetto, che ha preso il via nel gennaio 2019, è finanziato dall’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ha per capofila NOVA – Consorzio nazionale per l’innovazione sociale e coinvolge anche Associazione 21 Luglio e Fondazione Romanì Italia. Le attività coinvolgeranno otto città metropolitane, tra le quali Milano, per la quale la Fondazione sarà l’ente responsabile. Nel 2018, inoltre, la Casa della carità è stata capofila per l’Italia del progetto europeo ROMA Civil Monitor, coordinato dall’ateneo ungherese Central European University e finanziato dalla Commissione Europea (DG JUST).

Le attività diurne

La Casa della carità è uno spazio di ospitalità residenziale. Ma è anche un luogo dove, ogni giorno, tante persone in difficoltà trovano una risposta ai loro bisogni, a cominciare da quello di ascolto e relazione. La Fondazione, promuove diverse attività diurne che si rivolgono a persone con storie e necessità differenti, che convivono nella sede di via Brambilla 10 ma anche fuori da essa.

Nel 2018, le attività diurne della Casa della carità hanno garantito ascolto, cura e sostegno a 3.018 persone in difficoltà.

Queste attività hanno come destinatari principali le persone che non sono ospitate dalla Fondazione: anziani soli, persone senza dimora, detenuti ed ex detenuti, richiedenti asilo, rifugiati e migranti, intere famiglie in gravi difficoltà. Molto spesso, si tratta di persone che arrivano alla Casa della carità tramite il Centro d’ascolto e che, poi, usufruiscono di più servizi. L’obiettivo è dare una risposta il più possibile ampia e integrata ai bisogni di chi si rivolge alla Fondazione, cercando al tempo stesso di orientare chi è in difficoltà verso i servizi del welfare pubblico dei quali ha diritto.

Nel 2018, la Casa della carità è stata tra i beneficiari dell’8×1000 dell’Arcidiocesi di Milano, i cui fondi hanno sostenuto alcune delle attività diurne. In particolare, il centro d’ascolto, il servizio docce e guardaroba e lo sportello di tutela legale.

Nel 2018, la Fondazione ha partecipato anche al progetto “Quando tutto è perduto, tutto è possibile. Programmi socio-assistenziali per persone senza dimora”, promosso dall’Associazione Ronda della carità e della solidarietà e finanziato dal Ministero dell’Interno attraverso il fondo UNRRA. Per quanto riguarda le attività diurne, la Casa della carità si è occupata in particolare di assistenza diurna, attraverso Casa Elena.

[Le modalità di calcolo del dato relativo alle persone aiutate dalle attività diurne della Fondazione (3.018) sono state riviste durante il lavoro di preparazione di questa edizione del Bilancio di sostenibilità. Pertanto, il dato non è stato messo a confronto con quelli degli anni precedenti perché non comparabili.]

Volontari al servizio guardaroba – Foto: Marco Garofalo

Centro d’ascolto

Il centro d’ascolto è lo spazio attraverso il quale le persone in difficoltà si rivolgono alla Casa della carità. È aperto ogni mattina e vi si può accedere spontaneamente oppure su invio dei servizi territoriali. Il servizio è gestito da volontari specificatamente formati e coordinato da un assistente sociale.

Le persone che arrivano al centro d’ascolto hanno la possibilità di raccontare la propria storia e i propri bisogni nel corso di un colloquio. Dopodiché gli operatori e i volontari che lo gestiscono provano a dare una risposta alle necessità emerse, orientando la persona verso i servizi offerti dalla Casa della carità oppure da altre realtà, pubbliche e private, presenti sul territorio milanese.

Tabella 19 - Centro d'ascolto

 201820172016
Persone ascoltate1.4661.5382.595
Uomini1.1291.2982.045
Donne337240550
Richieste di lavoro194356307
Richieste di ospitalità540420442
Richieste di consulenza legale1031.250208

I dati di accesso al Centro d’ascolto sono sostanzialmente stabili rispetto agli anni precedenti, se non si considera il picco del 2016, ma si contano anche gli anni precedenti (2015: 1.991 persone; 2014: 1.639 persone; 2013: 1.385 persone; 2012: 1.302 persone). Per un servizio così facilmente accessibile è difficile stabilire con certezza le cause di aumenti e diminuzioni degli accessi, tra i quali rientrano il passaparola informale, la disponibilità di altri servizi, il numero di persone potenzialmente interessate.

Per quanto riguarda le richieste rivolte al Centro d’ascolto, invece, si registra: un incremento delle richieste di ospitalità dopo due anni di sostanziale stabilità; un trend di decrescita per quanto riguarda le richieste del lavoro, presumibilmente causato dalla scelta fatta nel 2016 di non seguire più persone esterne allo sportello di orientamento lavorativo; un andamento molto altalenante e poco comprensibile per le richieste di consulenza legale. Quest’ultimo dato, in particolare, porterà a una verifica delle modalità di registrazione delle richieste di consulenza legale nel corso del 2019.

Docce e guardaroba

Docce e guardaroba sono i servizi di accoglienza minima che la Casa della carità offre a tutte le persone in difficoltà che non sono ospiti della Fondazione perché la possibilità di lavarsi e cambiarsi garantisce dignità.

Il servizio, gestito da volontari e operatori, è aperto tre volte a settimana. Le persone che vi accedono possono riposare in un angolo ristoro dove bere una bevanda calda e fare merenda e possono usufruire del Centro d’ascolto, degli ambulatori e dello sportello di tutela legale della Fondazione.

Tabella 20 - Docce e guardaroba

 201820172016
Persone che hanno usufruito delle docce1.3691.171755
Uomini1.2821.116450
Donne8755305
Nuove persone816809-
Docce erogate8.7305.4604.805

Il 2018 ha confermato e accentuato il trend di crescita del servizio. Nel 2015, le prestazioni erogate erano state 4.128 e le persone che avevano usufruito delle docce 620: tre anni dopo, le prime sono raddoppiate e le seconde sono più che triplicate.

Se le cause di un simile aumento sono molteplici e difficili da individuare con certezza, si può affermare che la qualità del servizio ha giocato sicuramente un ruolo nella sua crescita. Nel corso degli ultimi anni, gli orari di apertura sono stati ampliati, sono stati effettuati miglioramenti tecnici alle strutture, è stato aggiunto il servizio di parrucchiere, sono state proposte nuove attività (vedi paragrafo successivo) e sono stati presi diversi accorgimenti per rendere l’ambiente più accogliente. Le persone che usufruiscono del servizio hanno apprezzato, come hanno dimostrato i sondaggi anonimi sulla loro soddisfazione, realizzati per la prima volta in forma sperimentale. Il 78,3% delle persone interpellate si è detto soddisfatto del servizio.  

Un ospite e una volontaria al guardaroba della Casa – Foto: Marco Garofalo
FOCUS: Arrediamo l’attesa

A fine giugno 2018, ospiti, operatori e volontari delle docce hanno organizzato una serata aperta a tutti, intitolata Arrediamo l’attesa e composta da sketch teatrali, brani musicali, letture di poesie e una mostra fotografica. È stato un momento intenso, non solo per i protagonisti, persone senza dimora che frequentano settimanalmente la Casa, ma anche per quanti vi hanno assistito. “Devo confessare che mi sono emozionata, prima di tutto perché ho avvertito un grande entusiasmo, una grande voglia di riuscire a trovare ciò che di bello ci può essere nascosto anche tra le rughe della sofferenza”, ha commentato a caldo Raffaella, volontaria della Fondazione.

Arrediamo l’attesa è nato molto spontaneamente, unendo tante piccole attività che gli operatori hanno pensato di proporre alle persone che frequentano le docce mentre aspettavano il loro turno: dai tornei di calcio balilla al cineforum, dalla fotografia al teatro fino alla terapeutica artistica, realizzata insieme alle operatrici di Casa Elena. “Per noi non era importante il risultato, ma il fatto stesso di essere riusciti a organizzare questa iniziativa con persone poco abituate a essere coinvolte, che si sono impegnate per la sua riuscita. Volevamo ricreare un clima famigliare per far sentire a casa anche chi una casa non ce l’ha”, riassume Ciro Di Guida, operatore che coordina il servizio docce e guardaroba.

L’attività delle docce è una delle più elementari tra quelle promosse dalla Fondazione. Eppure, anche in questo caso, l’obiettivo non è solo erogare un servizio, ma riconoscere la dignità di ogni persona, creare relazioni e promuovere diritti. Negli ultimi anni, in particolare, il numero delle persone che fanno affidamento sulla Casa della carità per lavarsi è decisamente aumentato, così come la complessità delle storie di molti di loro. Le attività di Arrediamo l’attesa, che proseguono anche nel 2019, sono state la risposta creativa degli operatori a questi nuovi bisogni.

Sportello di tutela legale

La Casa della carità fornisce consulenza giuridica gratuita con uno Sportello di tutela legale ai propri ospiti e a persone in difficoltà passate dal centro di ascolto. Lo Sportello è uno strumento per affermare i diritti di cittadinanza delle persone più fragili e tratta problematiche complesse che richiedono anche approfondimenti, collaborazioni con altri enti e accompagnamenti nelle sedi della pubblica amministrazione.

Tabella 21 - Sportello di tutela legale

 201820172016
Persone seguite7135781.249
Nuove persone19997886

Nel 2018, il numero delle persone che si sono rivolte allo sportello di tutela legale è cresciuto rispetto all’anno precedente, così come è praticamente raddoppiato il numero delle persone che vi si sono rivolte per la prima volta. A influire su questi dati è il fatto che, dopo una riduzione delle ore di apertura del servizio nel 2017, nel 2018 lo sportello è tornato ad essere aperto tre giorni a settimana.  

Un altro fattore è stato il contesto esterno, soprattutto nella seconda metà dell’anno, con la discussione e poi l’approvazione del cosiddetto Decreto Sicurezza (legge 132/2018), che ha portato significativi cambiamenti alla legislazione italiana in materia di immigrazione e asilo. Le persone che si rivolgono allo sportello sono in larga maggioranza straniere, in molti casi con un permesso di soggiorno legato alla protezione internazionale e, per questo, hanno vissuto un periodo di incertezza e preoccupazione crescenti. Lo sportello ha, quindi, svolto un importante ruolo informativo, spiegando le nuove norme e vedendo le conseguenze negative di un clima sempre più ostile nei confronti dei cittadini stranieri residenti in Italia.

Un momento dello sportello di tutela legale – Foto: Marco Garofalo
FOCUS: La battaglia per la residenza anagrafica degli homeless

Una prima vittoria, parziale, ma importante, per i diritti delle persone senza dimora. È stata ottenuta nel 2018 e si è concretizzata ad inizio dell’anno successivo. A febbraio 2019, infatti, in quattro municipi della città di Milano (4, 5, 6 e 8) è iniziata, in via sperimentale, l’attività di quattro sportelli dove gli homeless possono fissare la residenza anagrafica o “residenza fittizia”. Il servizio è gestito dalla Casa della carità, in ATI con Caritas Ambrosiana e Cooperativa Farsi Prossimo nell’ambito del progetto ResidenzaMI del Comune di Milano.

La Fondazione si occupa del tema da tempo, in rete con numerose altre realtà sociali milanesi e, finalmente, nel 2018 ha visto partire il lavoro per l’apertura degli sportelli: dopo l’assegnazione del bando, gli operatori della Casa hanno avviato dei tavoli con il Comune, in particolare con i Servizi sociali e con l’anagrafe, e con il Cam Garibaldi nel Municipio 1, dove la sperimentazione era stata attivata nel 2013, oltre che con il CASC della Stazione Centrale. Insieme sono state verificate le procedure di lavoro e i criteri per l’accesso al servizio. Inoltre, data la disponibilità delle sedi da parte dei municipi (i quali hanno risposto in sei su 8), gli operatori ne hanno verificato l’adeguatezza e, quindi, il servizio è partito.

Per quanto non definitivo, si tratta di un passo in avanti importante nella lunga battaglia per garantire il diritto alla residenza delle persone senza dimora. Fissando la residenza anagrafica presso una sede del Comune, chi vive in strada o non ha la possibilità di indicare un domicilio può richiedere documenti come la carta di identità o la tessera sanitaria e godere di alcuni diritti fondamentali: dalla salute all’istruzione, dal lavoro al voto.

“Per noi la residenza non deve essere riconosciuta solo se c’è un tetto, ma anche laddove si sviluppa una relazione continuativa. Per questo, per anni, sostituendoci al pubblico, abbiamo fissato residenze fittizie presso la nostra sede a persone che, pur non abitando in via Brambilla, avevano stabilito con noi una relazione e iniziato un percorso verso l’inclusione sociale”, spiega don Virginio Colmegna. Alla fine del 2018, risultavano residenti presso la sede della Fondazione di via Brambilla 1.164 persone senza dimora.

Accanto a questo lavoro sociale quotidiano, la Casa della carità si è impegnata anche a livello culturale e politico, insieme ad altri enti del terzo settore. “È nato un movimento formato da diverse realtà cittadine che, insieme, hanno  sollecitato il Comune di Milano a stabilire un indirizzo per le residenze fittizie”, aggiunge il presidente della Casa della carità. “Il progetto avviato è sicuramente positivo, ma non è sufficiente. Finché infatti la misura non assumerà un carattere strutturale, continueremo la battaglia affinché quello alla residenza sia riconosciuto come diritto e non come concessione”.

Ambulatori

La salute è uno dei primi aspetti di una persona di cui la Casa della carità si prende cura. Dal punto di vista pratico, ma anche culturale.

Il servizio degli ambulatori comprende l’assistenza medica e psichiatrica e il supporto di consulenze specialistiche. Si rivolge soprattutto agli ospiti della Fondazione, ma è aperto a tutte le persone con cui la Casa della carità entra in contatto. L’ambulatorio medico è gestito da medici e infermieri reperibili a turno. Altri specialisti come pediatri, ginecologi e infettivologi sono disponibili per consulenze e visite straordinarie. Gran parte dei farmaci utilizzati è donazione del Banco Farmaceutico.

L’ambulatorio per la salute mentale si prende cura di persone che, per un difficile accesso ai servizi, non hanno soluzioni alternative, partendo dal presupposto che il disagio psichiatrico sia una questione di salute mentale che riguarda tutti e non una malattia da stigmatizzare. Il lavoro di cura è svolto in stretta collaborazione con i servizi territoriali, in particolare con il Servizio di Etnopsichiatria dell’Ospedale Niguarda e con il Centro Psico Sociale di zona, in via Asiago, che fa riferimento alla Fondazione IRCSS Ca’ Granda Policlinico.

Tabella 22 - Ambulatori

 201820172016
Persone seguite532516766
Visite mediche21502.0202.482
Visite psichiatriche603594573
Sedute di psicoterapia515490467
Orientamento ai servizi285300300

Nel 2018, il numero di pazienti degli ambulatori si è confermato rispetto a quello dell’anno precedente, con una leggera crescita. Tra i fattori che l’hanno determinata c’è anche l’accordo con il Consorzio Farsi Prossimo per il quale gli psichiatri della Fondazione si occupano degli ospiti dei centri SPRAR del Consorzio con problemi di salute mentale. Il numero dei pazienti seguiti è, invece, nettamente inferiore al dato 2016 perché, in quell’anno, una componente significativa dei pazienti era composta dai profughi accolti durante l’estate. Venuto meno quel progetto, la cifra si è stabilizzata.

All’ambulatorio medico – Foto: Marco Garofalo

Sportello di inserimento lavorativo

La Casa della carità si adopera per trovare un’occupazione agli ospiti attraverso uno Sportello di inserimento lavorativo. Le persone sono opportunamente valutate al fine di individuare per loro il percorso più utile. Laddove non è possibile un inserimento diretto nel mondo di lavoro si costruiscono percorsi di formazione, tirocini o borse lavoro anche attraverso opportuni strumenti messi a disposizione da servizi regionali.

Tabella 23 - Sportello di inserimento lavorativo

 201820172016
Persone prese in carico686838
Uomini presi in carico45--
Donne prese in carico23--
Invii a dispositivi pubblici regionali (dote lavoro)654
Invii a Celav per borse lavoro26282
Invii a Centro di formazione Fleming12114
Borse lavoro avviate27170
Contratti avviati262919

Lo Sportello di inserimento lavorativo, nel 2018, ha confermato la scelta fatta nel 2016 di puntare su un minor numero di percorsi, dedicati agli ospiti della Fondazione. Si è privilegiata la costruzione di occasioni concrete di inserimento lavorativo, che con soggetti in stato di bisogno è particolarmente difficile e laboriosa. I dati 2018 hanno sostanzialmente confermato il quadro positivo del 2017, con una netta crescita delle borse lavoro avviate e un leggero calo dei contratti.

Progetti N.E.T. Work Uepe e ET

Nel 2018, la Casa della carità ha partecipato al progetto integrato N.E.T. Work Uepe il cui obiettivo è promuovere il re-inserimento socio-lavorativo di detenuti, in misura alternativa alla detenzione, in carico a Uepe Milano (l’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna), con particolare attenzione alle fragilità legate alla dipendenza o all’esperienza migratoria.

In particolare, gli operatori della Fondazione, da un lato, hanno preso in carico e seguito 30 persone e, dall’altro, hanno fornito informazioni utili in una delle sedi dello Sportello M.A.P. (Messa alla prova) presso gli uffici di Uepe Milano.

Il progetto ha come capofila AFOL Sud Milano (oggi confluita in AFOL Metropolitana) ed è realizzato grazie a un’ATI di cui la Fondazione è parte insieme ad altri otto partner. L’intervento si inserisce all’interno del solco tracciato in precedenza da altri progetti simili, come A.R.I.A, MaMi e TRIO, cui la Casa della carità ha già preso parte, maturando esperienza e sviluppando competenze nel campo specifico dell’inserimento lavorativo delle persone in uscita dal carcere.

Tabella 24 - Progetti N.E.T. Work Uepe e ET

 N.E.T. Work UepeET
Persone prese in carico308
Invii a dispositivi pubblici regionali (dote lavoro)101
Invii a Celav per borse lavoro30
Invii a Centro di formazione Fleming10
Borse lavoro avviate104
Contratti avviati24

La Fondazione, inoltre, ha preso parte al progetto ET. Percorsi di inclusione per minori e giovani adulti sottoposti a provvedimento dell’autorità giudiziaria, realizzato da un’ATI con capofila A&I Onlus e altri otto partner.

In questo contesto, gli operatori di Casa della carità hanno sostenuto la fase post-penale di reinserimento ed integrazione sul territorio di 8 giovani adulti sottoposti alla misura della messa alla prova. Le attività di reinserimento previste sono state la ricerca di soluzioni abitative, l’inserimento lavorativo e l’accompagnamento legale, realizzate in stretta collaborazione con Comunità Nuova Onlus, Cooperativa La Strada e Fondazione Enaip.

Lavori di pubblica utilità (LPU)

Il lavoro di pubblica utilità (Lpu) è una sanzione penale che può sostituire la pena o sopenderla (nel caso della messa alla prova) che consiste nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti e organizzazioni di assistenza sociale o volontariato.

La Casa della carità ha scelto di essere uno di questi perché crede in un’idea di pena che non sia solo punitiva, ma formativa e riparativa. Per questo, dal 2011, la Fondazione ha firmato una convenzione con il Tribunale di Milano per lo svolgimento di Lpu relativi ai reati di guida in stato di ebbrezza e guida sotto effetto di stupefacenti. Inoltre, dal 2018, la Casa della carità ha introdotto la possibilità di svolgere presso la Fondazione anche l’istituto della Messa alla prova per adulti per il reato di guida in stato di ebbrezza, tramite appositi programmi di trattamento.

Tabella 25 - LPU Sostituzione pena

 201820172016
Segnalazioni ricevute506080
Progetti avviati223134
Ore di lavoro svolte2.3632.3933.306

Tabella 26 - LPU messa alla prova (sospensione della pena)

 2018
Segnalazioni ricevute40
Progetti avviati15
Ore di lavoro svolte1.044

Laboratorio occupazionale anziani

Fin dai primi anni di attività della Fondazione, un gruppo di anziani viene accolto due volte alla settimana alla Casa della carità, per una giornata di condivisione e sostegno.

Gli anziani soli, principalmente residenti sul territorio del Municipio 2 del Comune di Milano, hanno l’occasione di stare insieme, pranzare e fare attività coinvolgenti. Non solo: gli operatori organizzano giornate dedicate a cinema e musica e uscite sul territorio, offrono un supporto per le pratiche burocratiche o le visite mediche e promuovono numerosi appuntamenti ricreativi e di socializzazione. Cruciale è anche la relazione con i familiari degli anziani, curata dagli operatori con particolare attenzione.

Due anziani del quartiere alla Casa – Foto: Marco Garofalo

Dal 2016, le attività con gli anziani sono inserite nel sistema dei servizi di domiciliarità del Comune di Milano per i quali la Fondazione è accreditata per il Municipio 2.

Nel 2018, il servizio ha funzionato per 101 giornate, alle quali vanno sommate 7 occasioni speciali come domeniche e festività (Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto), completamente a carico della Fondazione.

Tabella 27 - Laboratorio occupazionale anziani

 201820172016
Persone prese in carico424063
Uomini121321
Donne302742
Età media838579
Giornate insieme101107-
Domeniche e festività719-

I dati relativi al laboratorio occupazionale per anziani sono rimasti stabili nel 2018 rispetto all’anno precedente, con una leggera crescita delle persone coinvolte e una diminuzione delle giornate di attività.

Pur essendosi leggermente abbassata, l’età media del gruppo rimane molto elevata: gli anziani non autosufficienti e quelli bisognosi di cure e aiuti particolari da parte degli operatori sono numerosi. Obiettivo del servizio è offrire a queste persone la possibilità di prolungare il più possibile la loro permanenza nella loro abitazione e nel loro contesto sociale, accompagnandole, laddove necessario, all’ingresso in apposite strutture residenziali.

Nel 2018, il Laboratorio occupazionale anziani è stato uno dei servizi scelti per la valutazione sperimentale della soddisfazione delle persone seguite dalla Fondazione: il 62,8% degli anziani che vi ha partecipato si è detto soddisfatto.

Casa Elena

La Casa della carità, con il progetto chiamato Casa Elena, sostiene adulti in difficoltà nel loro percorso di uscita dall’esclusione sociale attraverso una riabilitazione diurna, che prevede ascolto, accompagnamento, momenti conviviali e laboratori di arteterapia, grafica e sartoria. Alle attività di Casa Elena partecipano sia ospiti della Fondazione sia persone esterne. Nel 2018, in particolare, si è creata una proficua collaborazione con il servizio docce e guardaroba.

Un aspetto caratteristico del progetto sono le uscite sul territorio, organizzate due volte a settimana. Si tratta di momenti ricreativi e culturali, decisi insieme alle persone che frequentano il centro diurno: cinema, bowling, visite a musei e mostre. Nel 2018, alcune delle uscite sono state al Mudec – Museo delle Culture di Milano, alla Triennale, alle Gallerie d’Italia, all’Hangar Bicocca, a Palazzo Reale e al Castello Sforzesco.

Inoltre, per unire l’aspetto riabilitativo a quello occupazionale, è stata creata una linea di prodotti a marchio Black Soul Ethical Design, per promuovere la creatività dei giovani ospiti della Casa della carità che partecipano ai laboratori di grafica e sartoria. Nata nel 2017, l’iniziativa è proseguita con successo anche nel 2018.

Tabella 28 - Casa Elena

 201820172016
Persone seguite404044
Uomini231819
Donne172223
Presenze945847-
Pranzi214251-
Gite10054-
Accompagnamenti ai servizi10085-

Nel 2018, rispetto all’anno precedente, le persone seguite sono rimaste stabili, sono cresciute le presenze e, soprattutto, il numero delle uscite e degli accompagnamenti ai servizi.

Al lavoro con Casa Elena – Foto: Marco Garofalo

Corso di italiano

Tramite il corso di italiano, gli ospiti stranieri della Fondazione hanno la possibilità di conseguire una conoscenza di base della nostra lingua, precondizione fondamentale per ogni progetto di autonomia e inclusione sociale, e di avere informazioni utili sulla vita in Italia.

Il corso di italiano è tenuto da  un gruppo di volontari specializzati e le lezioni avvengono in maniera personalizzata: ogni volontario segue un gruppo di due-tre ospiti mentre, in alcuni casi, si tratta di lezioni individuali. I volontari, accanto all’insegnamento, organizzano anche dei momenti conviviali per gli alunni del corso e per tutti gli ospiti.

Tabella 29 - Corso di italiano

 201820172016
Volontari71411
Studenti193841
Ore di corso annuali627731885

Il numero di studenti del corso, nel 2018, è diminuito a causa di due fattori: alcuni ospiti con problemi di salute mentale non sono nelle condizioni di seguire le lezioni mentre altri ospiti, con un bisogno maggiore di apprendimento, hanno seguito corsi all’esterno della Fondazione con un maggior numero di ore settimanali.

Sostegno scolastico

Le attività di sostegno scolastico promosse dalla Casa della carità, nel 2018, si sono svolte in tre modalità.  La prima riguarda i minori delle famiglie ospitate dalla Fondazione. In questo caso, l’obiettivo è favorire l’inclusione sociale di questi minori attraverso l’inserimento scolastico e il successo formativo. L’attività consiste in una vera e propria presa in carico dell’istruzione e della formazione del minore, a partire dal supporto per l’iscrizione scolastica, fino ad arrivare alla mediazione con le istituzioni scolastiche, con cui gli operatori sono in stretto e costante contatto, e all’organizzazione di attività di doposcuola con l’aiuto di un gruppo di volontari.

Vengono messi in campo, inoltre, interventi che mirano a sostenere i genitori nel loro ruolo educativo e nel superamento delle difficoltà che possono incontrare nel loro percorso di inclusione sociale. Complessivamente, questa attività ha riguardato 19 minori. Tra loro, molti sono bambini rom e, infatti, la Fondazione, nel 2018, ha partecipato al Progetto nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti (rsc), promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel quadro delle azioni del PON “Inclusione” 2014-2020 e realizzato in collaborazione con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, il Ministero della salute e l’Istituto degli Innocenti.

Studiando – Foto: Marco Garofalo 2018

Il secondo tipo di intervento è stato, invece, realizzato in collaborazione con le scuole primarie “Martiri di Gorla”, “B. Munari”, “Vittorio Bottego” e le scuole secondarie di primo grado “Trevisani-Scaetta” e  “D. Buzzati”. Si tratta di istituti situati nelle vicinanze della sede della Fondazione e caratterizzati da una forte presenza di alunni stranieri o di origine straniera all’interno dei quali sono stati scelti alcuni alunni particolarmente bisognosi di attenzione e supporto. A loro è stato proposto un percorso di sostegno scolastico presso la sede della Casa della carità: complessivamente, i minori seguiti sono stati 14.  Sempre in questo ambito, nel 2018, la Fondazione ha partecipato al progetto PARI della Fondazione Somaschi.

La terza modalità è rivolta agli ospiti adulti della Fondazione che stanno seguendo dei percorsi scolastici: vi è un gruppo di volontari che li segue, sostenendoli con i compiti, lo studio e la preparazione degli esami. Pur trattandosi di numeri limitati, si tratta di un’attività importante perché permette agli ospiti di avere un maggiore successo scolastico e di creare relazioni importanti con i volontari che li seguono.

Le attività sul territorio

(413-1) (G4-SO1)

La Casa della carità è presente sul territorio di Milano con numerose attività che, pur tenendo come punto di riferimento la sede centrale di via Brambilla, si articolano in altre zone della città.

Sono progetti che prevedono una presenza stabile oppure itinerante degli operatori della Fondazione e che molto spesso sono portati avanti in collaborazione con altri enti del terzo settore. Ad accomunarli sono una componente di innovazione e sperimentazione e l’obiettivo di offrire risposte nuove e più efficaci ai bisogni in evoluzione delle fasce più vulnerabili della cittadinanza.

Salute! – Foto: Marco Garofalo

Nel 2018, le attività sul territorio della Casa della carità hanno coinvolto 914 persone, che in modi diversi hanno trovato un sostegno grazie all’operato della Fondazione, dai servizi di custodia sociale alle attività di musicoterapia, dall’assistenza psichica al sostegno alle famiglie. Il dato è in crescita grazie all’avvio di nuovi progetti, in particolare il progetto Primi Passi, che contrasta la povertà educativa.

Progetto scegliere insieme la strada di casa

Zona di intervento: Municipio 2 di Milano | Inizio del servizio: 2015
Convenzioni: Comune di Milano, in ATI con Comin cooperativa sociale di solidarietà, C.R.M. cooperativa sociale, Fondazione Arché

Gli enti del terzo settore che partecipano al progetto Scegliere insieme la strada di casa, in collaborazione con i Servizi sociali del Comune di Milano, offrono una serie di servizi alla domiciliarità sui territorio dei Municipi 2 e 9 della città: interventi educativi per bambini, ragazzi e famiglie, interventi socio-assistenziali rivolti in particolare ad anziani e disabili, interventi di aiuto familiare e custodia sociale.

Di questi due ultimi aspetti si occupa la Casa della carità, nel Municipio 2 dove ha sede la Fondazione. Compito dei custodi sociali è quello di monitorare le condizioni degli abitanti delle case popolari, ponendo particolare attenzione alla sofferenza urbana, fornendo sostegno a quei cittadini che vivono in condizioni di disagio: anziani, disabili, famiglie in difficoltà. Oltre a seguirne la quotidianità, si cerca di creare momenti di socialità, sia all’interno del condominio che fuori, per esempio attraverso l’organizzazione di uscite in città.

Finalità del servizio di custodia è anche quello di creare e consolidare le reti sociali. Attraverso la verifica del bisogno, in collaborazione con i servizi territoriali e i partner, vengono stilati dei progetti di intervento e si decide come rispondere al bisogno. Laddove è possibile si cerca di mettere in moto la rete familiare, e se questa non c’è ci si attiva per creare una rete di volontari, associazioni della zona, comitati di inquilini, che possano fornire sostegno a chi vive in condizioni di disagio e fragilità.

Gli operatori di Scegliere insieme la strada di casa con gli abitanti degli alloggi popolari – Foto: Marco Garofalo

Inoltre, due volte a settimana, alcune delle persone seguite dal progetto frequentano la sede della Casa della carità, per pranzare insieme gratuitamente, grazie al contributo della Fondazione e del partner C.R.M., e per dei momenti di socializzazione.

Tra i compiti dei custodi sociali, c’è anche la risposta a emergenze e urgenze laddove manca la rete familiare, fornendo per esempio interventi di accompagnamento, piccole commissioni, disbrigo di pratiche, acquisto di generi di prima necessità, organizzazione dell’assistenza domiciliare. I cittadini, inoltre, spesso non conoscono i servizi o li usano in modo errato; per questo il servizio di custodia ha anche l’obiettivo, di favorire l’informazione, l’orientamento e l’accompagnamento dei cittadini e delle loro famiglie alle risorse e ai servizi territoriali.

Rientra nel progetto anche l’attività di assistenza familiare condivisa, lanciata nel 2016: più abitanti degli stessi caseggiati popolari condividono servizi come baby sitter, colf e, in particolare, assistenti agli anziani.

Nel 2018, la Fondazione ha partecipato al bando indetto dal Comune di Milano per il rinnovo dell’intervento, che prosegue con gli stessi partner anche nel 2019.

Tabella 30 - Progetto Scegliere insieme la strada di casa

Dato201820172016   
Persone seguite547458478
Uomini202150160
Donne345308318
Persone seguite con più di 60 anni403347376
Interventi a domicilio25.44622.74117.650
Interventi di socializzazione1.088946335
Pasti alla Casa offerti da CDC e Crm1.824--

Nel 2018, sono cresciute le persone seguite, che si confermano essere in netta maggioranza anziani, gli interventi a domicilio e quelli di socializzazione, in linea con il trend riscontrato anche l’anno precedente.

Nel 2018, il progetto è stato uno dei servizi scelti per la valutazione sperimentale della soddisfazione delle persone seguite dalla Fondazione: il 100% delle persone che hanno risposto ai sondaggi anonimi, tra quelle che frequentano la Casa della carità settimanalmente, si è detto soddisfatto.

Progetto per la cura del disagio psichico a crescenzago

Zona di intervento: via Padova – quartiere Crescenzago | Inizio del servizio: 2014
Convenzioni: Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico | Partner: Centro Psico Sociale 10 (CPS via Asiago)

La Casa della carità realizza un progetto per la cura del disagio psichico delle persone che vivono nel quartiere di Crescenzago e afferiscono al Centro psicosociale (CPS) 10 di via Asiago. L’iniziativa è in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico. L’obiettivo è migliorare le condizioni di vita delle persone seguite dal CPS rendendoli il più possibile autonomi nel prendersi cura della propria salute mentale. Inoltre, vengono proposte attività di coinvolgimento in luoghi di socializzazione, la partecipazione a spettacoli ed eventi artistici e laboratori di musicoterapia e terapeutica artistica.

Tabella 31 - Progetto per la cura del disagio psichico a crescenzago

Dato201820172016
Persone seguite1007272
Uomini624546
Donne382726
Nuove persone431110
Interventi alla Casa della carità (gruppi di musicoterapia e di terapeutica artistica)970853-
Interventi a domicilio636797-
Interventi sul territorio2599-
Giorni di ospitalità in Casa della carità730668-

Nel 2018, il numero delle persone seguite dal progetto è cresciuto significativamente, con 43 nuove persone. Sono cresciuti anche gli  interventi effettuati (gruppi di musicoterapia e di terapeutica artistica) presso la sede della Fondazione in via Brambilla, mentre sono diminuiti gli interventi a domicilio e quelli sul territorio. La Casa della carità, inoltre, rispetto all’anno precedente, ha messo a disposizione un numero leggermente superiore di giorni di ospitalità sempre presso la sede di via Brambilla.

Una persona senza dimora arriva alla Casa – Foto: Marco Garofalo

Progetto Diogene

Zona di intervento: Milano | Inizio del servizio: 2004
Convenzioni: Regione Lombardia | Convenzioni: ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, ASST di Monza Ospedale San Gerardo, Caritas Ambrosiana, Cooperativa Novo Millennio

Diogene è un progetto sperimentale che si rivolge a persone senza dimora con patologie psichiatriche conclamate. Attraverso le uscite serali, gli operatori del progetto, educatori e psichiatri, vengono a contatto con gli homeless con l’obiettivo di ridurre la loro sofferenza psichica. Cercano di stabilire una relazione ai fini dell’accompagnamento alla presa in carico da parte dei servizi territoriali preposti. Il progetto, inoltre, propone percorsi di autonomia e inclusione sociale attraverso l’accoglienza di queste persone alla Casa della carità.

Diogene è un progetto sperimentale finanziato dalla Regione Lombardia ed è attuato in collaborazione con ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, ASST di Monza Ospedale (San Gerardo), Caritas Ambrosiana, Novo Millennio Società Cooperativa Sociale ONLUS.

Tabella 32 - Progetto Diogene

 201820172016
Persone seguite totali536054
Uomini342934
Donne193120
Persone seguite in strada2832-
Persone seguite in Casa della carità1113-
Persone seguite In ambulatorio di etnopsichiatria1415-
Uscite degli operatori118125124

Il numero delle persone seguite dal progetto nel 2018 è leggermente calato rispetto all’anno precedente, risultando invece in linea col 2017. Per la natura stessa di Diogene, che lavora con persone complesse che vivono in condizioni precarie, si tratta di oscillazioni fisiologiche: la maggiore diminuzione riguarda infatti le persone seguite in strada, con le quali la relazione si può interrompere per un gran numero di motivi, molti dei quali indipendenti dalla volontà degli operatori.

Unità mobile “Strade nuove”

Zona di intervento: Milano| Inizio del servizio: 2018
Convenzioni: Nessuna | Partner: Associazione Volontari Francescani

Nel 2018, la Casa della carità ha sostenuto le attività dell’unità mobile “Strade nuove” promossa dall’Associazione Volontari Francescani a fine 2017. L’unità mobile, con il supporto di un camper messo a disposizione dalla Fondazione, organizza uscite cinque volte a settimana su tutto il territorio di Milano, con i volontari organizzati in turni che coprono porzioni diverse delle città.

L’unità mobile al lavoro – Foto: Marco Garofalo

L’unità mobile lavora in favore delle persone senza dimora, garantendo loro cibo e bevande, vestiti, coperte, prodotti per l’igiene personale, ma soprattutto ascolto e vicinanza. Uno dei turni di Strade nuove è dedicato in maniera specifica alle persone che vivono negli insediamenti formali e informali ai margini di Milano, con una particolare attenzione per i minori, ai quali viene distribuito, laddove necessario, anche materiale scolastico.

Nel 2018, l’unità mobile ha coinvolto 39 volontari, per oltre 200 uscite e più di 2.100 ore di volontariato. In media, nel corso di ogni turno, sono state incontrate circa 50 persone senza dimora.

Progetto Proviamociassieme

Zona di intervento: quartiere Molise Calvairate (Milano) | Inizio del servizio: 2004
Convenzioni: ASST Fatebenefratelli Sacco, Dipartimento Salute Mentale, Comune di Milano

La Casa della carità opera nel quartiere Molise-Calvairate di Milano, storicamente segnato da problemi sociali per la forte presenza di persone con problemi di disagio psichico, con il progetto Proviamociassieme. L’intervento è promosso dal Comune di Milano ed è in convenzione con il Dipartimento di salute mentale dell’ASST Fatebenefratelli Sacco.

Gli operatori seguono le persone nella loro vita quotidiana con l’obiettivo di migliorare le loro condizioni di vita e renderle più indipendenti e inserite nella vita sociale del quartiere. Le azioni messe in campo, oltre che di carattere assistenziale e riabilitativo, prevedono il sostegno all’abitare attraverso lavori di bonifica, manutenzione e abbellimento delle abitazioni, il consolidamento di gruppi di auto-aiuto e momenti di autogestione, il contrasto alla cronicizzazione della malattia.

All’ingresso del centro di viale Molise 5 – Foto: Marco Garofalo

La base operativa del progetto è il centro di viale Molise 5, che è un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere, capace di intercettare sempre più situazioni di fragilità, spesso non note o non in carico ai servizi pubblici e fornire un orientamento e avvicinamento ai servizi.

Nel 2018, l’esperienza del progetto è stata al centro di un convegno intitolato “Periferia al Centro. Sofferenza urbana e salute mentale. Proviamociassieme: un modello per Milano”, che si è tenuto il 16 aprile all’Ospedale Fatebenefratelli. In quell’occasione è stato anche proiettato il film realizzato dalle persone seguite dal progetto nel 2017: “IO E L’I.A. Un viaggio nella storia alla scoperta dell’umanità”.

Tabella 33 - Progetto Proviamociassieme

Dato201820172016
Persone seguite116123114
Uomini seguiti536463
Donne seguite635951
Nuove persone121714

Il numero di persone con cui il progetto ha lavorato negli ultimi tre anni è rimasto sostanzialmente costante, considerato che si tratta di relazioni e interventi di medio lungo periodo. Il lieve calo del 2018 è dettato da un turnover inferiore rispetto agli anni precedenti, ma il numero delle persone effettivamente in carico è rimasto sostanzialmente invariato.

Progetto Primi passi

Zona di intervento: Municipio 2 del Comune di Milano| Inizio del servizio: 2017
Convenzioni: ATS con Comune di Milano (capofila), Comin cooperativa sociale di solidarietà, Associazione Amici del Parco Trotter, Progetto Integrazione, Cooperativa sociale Tempo per l’Infanzia, Associazione culturale Villa Pallavicini

Nel 2018 sono iniziate le attività del progetto Primi passi. Polo sperimentale per la prima Infanzia, che ha l’obiettivo di contrastare la povertà educativa nel Municipio 2 della città di Milano. Il progetto si rivolge alle famiglie con figli da 0 a 6 anni che vivono situazioni di disagio.

La Fondazione, nel 2018, ha promosso azioni di promozione della salute e ha gestito uno sportello di accompagnamento, rivolto a famiglie straniere da poco residenti in Italia o con difficoltà di inserimento sociale. L’attività, rivolta soprattutto alle madri, ha garantito aiuto nella relazione con la scuola, mediazione con le istituzioni e consulenze legali e mediche. Un’operatrice di territorio, inoltre, ha svolto attività di supporto alla genitorialità, ha favorito la nascita di momenti di dialogo tra le madri coinvolte fino alla creazione di un vero e proprio gruppo informale di incontro su temi di interesse comune.

Una carezza – Foto: Marco Garofalo

Complessivamente, le attività del progetto gestite dalla Fondazione hanno coinvolto 44 nuclei famigliari e 79 minori, per un totale di 123 persone.

Capofila di Primi Passi è il Comune di Milano, con partner ATS, oltre alla Fondazione, Comin Cooperativa Sociale di Solidarietà, Amici del Parco Trotter, Progetto Integrazione, Tempo per l’Infanzia e Villa Pallavicini. Il monitoraggio delle azioni e della costruzione di strumenti è affidato a Codici Ricerche; mentre la valutazione d’impatto verrà effettuata dall’Università Cattolica. Il progetto sostenuto dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ed è stato selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD e nata proprio per attuare i programmi del fondo.

Progetto Due mani in più

Dal 2017, la Casa della carità partecipa al progetto Due mani in più di Coop Lombardia, che prevede la consegna della spesa a domicilio a persone anziane, disabili o in situazioni di non autosufficienza.

Due volte a settimana, un ospite della Casa della carità si occupa di ritirare la spesa dal supermercato di via Palmanova, a Milano, e, aiutato da un volontario, di consegnarla ad alcuni anziani dei quartieri Crescenzago, Cimiano, via Palmanova e via Padova. In questo modo, il servizio agli anziani della zona è diventato anche una piccola occasione di inserimento lavorativo che, nel corso dell’intero anno, ha garantito 870 consegne.

Chi siamo

Casa della carità

La Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani” accoglie persone fragili e promuove cultura, partendo dalle storie di chi incontra ogni giorno. A volere questo doppio impegno è stato il suo fondatore, il Cardinale Carlo Maria Martini che, nel 2002, ha scelto don Virginio Colmegna come presidente.

Nel 2018, con 4.713.135 di euro, la Fondazione ha aiutato 4.609 persone e promosso 164 iniziative culturali grazie a 19.322 donatori, 103 volontari e 126 tra dipendenti e collaboratori.

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La Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani” accoglie persone fragili e promuove cultura, partendo dalle storie di chi incontra ogni giorno. A volere questo doppio impegno è stato il suo fondatore, il Cardinale Carlo Maria Martini che, nel 2002, ha scelto don Virginio Colmegna come presidente.

Nel 2018, con 4.713.135 di euro, la Fondazione ha aiutato 4.609 persone e promosso 164 iniziative culturali grazie a 19.322 donatori, 103 volontari e 126 tra dipendenti e collaboratori.

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