Con i più fragili, anche in pandemia

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La Casa della Carità cerca di essere presente dove ci sono emergenze sociali vecchie e nuove, bisogni inascoltati, persone abbandonate a loro stesse. Lo fa addentrandosi nelle situazioni e affrontandole con interventi innovativi, condivisi ed efficaci. Questo, per noi, significa stare nel mezzo. Proviamo a farlo dal 2002, quando il Cardinale Martini ha voluto la nostra Fondazione. E abbiamo provato a farlo anche nel 2020, un anno straordinario e drammatico in cui siamo stati nel mezzo della pandemia, per offrire sostegno e cura alle persone escluse.

Stare nel mezzo

Lo abbiamo fatto con fatica, paura, sofferenza, ma anche tenacia, immaginazione e spirito di squadra. Lo abbiamo fatto grazie all’impegno di 124 tra dipendenti e collaboratori, al sostegno di 20.823 donatori e alla vicinanza di 69 volontari (meno presenti di quanto avrebbero voluto). Alcune attività sociali sono rimaste sempre aperte, altre hanno dovuto fermarsi per poi ripartire, altre ancora sono ancora chiuse e stiamo lavorando perché riprendano presto in sicurezza. Interrompere alcuni servizi proprio quando sapevamo che ce n’era un forte bisogno è stato doloroso, ma è stato altrettanto gratificante essere riusciti, in un anno così complesso, ad aiutare 5.937 persone, di cui 442 ospitate negli spazi di accoglienza della Fondazione. 

La zona per gli isolamenti al secondo piano della Casa della Carità

Una sfida culturale

Anche dal punto di vista culturale, la pandemia è stata una sfida. Da un lato, la Casa della Carità ha raccontato la pandemia dal punto di vista delle persone più fragili ed escluse, per evitare che fossero loro a pagare il prezzo più alto del Coronavirus e delle sue conseguenze. Dall’altro, il Covid-19 ha reso ancora più importante il lavoro che la Fondazione sta portando avanti da anni sul tema della salute. E che, proprio nel 2020, è andato ad alimentare le attività della neonata associazione Prima la comunità

Protezione

La protezione dal contagio da Covid-19 è stato uno degli aspetti che ha caratterizzato l’intero anno, sia per le persone ospiti sia per i lavoratori della Fondazione. Per questo, sono stati approntati degli appositi protocolli, periodicamente aggiornati, è stato assunto del personale infermieristico e sono stati acquistati dispositivi di protezione e servizi di sanificazione. Nel corso dell’anno, inoltre, la Fondazione non ha effettuato licenziamenti e ha fatto un ricorso minimo al Fondo di integrazione salariale (FIS – INPS), garantendo così stabilità ai suoi dipendenti in un momento particolarmente complesso. Tutto questo è stato possibile grazie a una gestione economica attenta che, grazie ad alcuni sostegni straordinari, a un incremento dei contributi da privati e a un’ulteriore crescita della raccolta fondi, ha consentito alla Fondazione di chiudere il bilancio in positivo per il settimo anno consecutivo.  

Bambini e bambini ospitati dalla Casa della Carità con dispositivi per la didattica a distanza e le uova di Pasqua

Regaliamoci futuro

È partendo da questa solidità che la Casa della Carità ora guarda ai prossimi anni. Nel 2020, è entrato nel vivo il percorso di riprogettazione dell’azione sociale e degli spazi della Fondazione, intitolato Regaliamoci futuro. La pandemia, da un lato, ne ha temporaneamente rallentato i lavori, ma, dall’altro, ne ha ribadita con forza la necessità. E, infatti, a novembre 2020 sono iniziati i lavori di ristrutturazione di una prima parte della sede di via Brambilla. 

In apertura: la dottoressa della Fondazione si prepara per fare i tamponi a ospiti e operatori in auditorium – Foto: Marco Garofalo